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Santana: “Palermo è il mio destino. Io in panchina? Tutti dovranno sacrificarsi”

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Parla Mario Alberto Santana. Il fantasista argentino (tornato in rosanero con l’avvento del nuovo Palermo) si racconta tra passato, presente e futuro, ribadendo le proprie sensazioni sul campionato di Serie D che è appena cominciato e di quello che sarà il suo ruolo nella squadra che punta alla promozione: “Un nuovo inizio? Sì, Palermo è il mio futuro, il mio destino. So quanto fatto per essere qui: me lo sono meritato e me lo terrò stretto”.

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Intervistato nel corso del Tg Rosanero su Trm, Santana parla della sua prima partita a Marsala da nuovo giocatore rosanero: “Io in panchina? Dobbiamo sacrificarci tutti e spesso quest’anno sarà così. Devono giocare 4 giovani e soprattutto i grandi devono sacrificarsi. La gestione degli under  è un bell’impegno per l’allenatore, ma cerchiamo di aiutarci a vicenda. Se ho avuto dubbi a tornare al Palermo? Io non ne ho avuti; alcuni hanno avuto dubbi sulla mia condizione fisica ma sono pronto e lo dimostrerò”.

E sull’entusiasmo e vicinanza dei tifosi si dice: “É qualcosa che respiriamo anche per strada, ogni giorno; la gente ha capito la difficoltà del campionato ed è molto più vicina. Sta a noi ogni fine settimana ripagarli su campo, perché con il loro amore ci stanno dando un grande insegnamento. La reazione della squadra all’errore di Ricciardo? Un giocatore cerca sempre di dimenticare tutto: la squadra nonostante l’errore è rimasta unita e ha abbracciato il proprio bomber. Questo fa la differenza, non importa se sei giovane o vecchio: c’è rispetto reciproco da parte di tutti”.

Santana ripercorre la propria carriera e guarda soprattutto alla sua prima esperienza in rosanero: “Quel periodo mi ha aiutato tanto; essere così giovane in una squadra come quella mi ha aiutato a crescere. Il Santana del primo anno non parlava l’italiano ed era tutto più difficile, ma ho trovato dei compagni ospitali, che mi hanno fatto sentire bene. Se ho fatto tutto quello che ho fatto, è grazie al Palermo. Nella mia vita ho fatto tante cose, ho affrontato molte difficoltà, ma è grazie a quelle che sono diventato la persona che sono oggi. La cosa più bella del calcio? Le emozioni che mi dà ogni giorno il campo e vedere i mei compagni: quando sarò stanco, poi dirò basta”.

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