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"Il governo dell'odio è quello che sta per nascere", assicura Salvini

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Non è affatto sorpreso, Matteo Salvini, leader della Lega e già ex vicepremier e tra poche ore ex ministro dell’Interno, nell’intervista a Libero Quotidiano, circa l’esito del voto online sulla piattaforma Rousseau degli iscritti 5Stelle a favore del governo: “Era prevedibile. Il ribaltone è stato ben organizzato. Mi ha rattristato un po’ ascoltare i toni enfatici con i quali M5s ha celebrato il sì di 60 mila persone su una piattaforma privata. Io volevo far votare il governo da sessanta milioni di italiani”. Però, chiosa subito dopo: “Ho visto Di Mao in tv, non mi sembrava avesse l’aspetto del vincitore”. Di lui, però, “non dirò mai male – aggiunge – come di tutti i grillini con i quali ho lavorato bene”. “Certo, lo vedo in difficoltà”, puntualizza.

Anche se il direttore del quotidiano Pietro Senaldi descrive un Salvini “dal tono calmo” mentre colloquia con lui, l’intervista è un’infilata di parole di fuoco. A partire dall’incipit, in prima pagina: “Vigliacchi, M5s e Pd si detestano ma si sono messi d’accordo per non far votare gli italiani. Fino a due settimane fa si insultavano furiosamente l’uno con l’altro. Il governo dell’odio è quello che sta per nascere. Sono orgoglioso di essere rimasto fuori da questo mercato delle vacche indegno”.

Tuttavia Salvini non è né amareggiato, né triste, né depresso perché sta “vivendo un momento” in quanto in queste stesse ore “stiamo gettandole basi per il ritorno della Lega al governo”. Stavolta, garantisce, “con un esecutivo che possa fare qualcosa”. “Quello gialloverde – precisa – aveva esaurito la propria funzione, era bloccato da mesi. Tranne che su immigrazione e sicurezza, dove io bombardavo tutti i giorni”. Ma il leader della Lega non è affatto spaventato dall’alleanza Pd-5Stelle, alla quale manda a dire: “Spartitevi le poltrone, mettete da parte gli ultimi soldi, perché torneremo presto. Presto vinceremo, vinceremo e vinceremo”.

Poi non giudica un errore aver chiesto “pieni poteri” nel corso dell’estate che si sta per chiudere, ma l’espressione usata nella richiesta espressa “è stata strumentalizzata”. “Io intendevo pieni poteri nel rispetto della Costituzione”, “volevo un governo operativo, non bloccato dai veti, come era ormai quello M5S-Lega”. Però Matteo Salvini ad un certo punto ha tentato di tornare sui propri passi nel tentativo di riaggiustare i cocci di un governo andato precipitosamente in frantumi, perché gli chiede Libero.

“Non sono tornato indietro”, dice Salvini, “ho solo provato a vedere se una parte di M5S preferiva i Sì ai No ed era disposta a cambiare certi ministri che non funzionavano e bloccavano il Paese. Mi riferisco alle Infrastrutture, all’Economia, all’Ambiente e alla Giustizia, che mi allarma particolarmente”, settore dove vige “il mix di giustizialismo grillino e sudditanza dem alla magistratura”. E teme, ha paura “che diventeremo come l’Urss”.

Poi il segretario del Carroccio racconta che il rapporto con i grillini si è rotto già nnel corso della campagna elettorale per le Europee, dove questi ultimi “sono passati agli insulti personali verso me e i miei” e “non si riusciva a distinguerli da Saviano” chiosa. Poi assicura che è al “lavoro per allargare la coalizione” di centrodestra, dove “alle regionali ci presenteremo uniti”, anche se – precisa – “visti gli ultimi accadimenti non ha più senso parlare di centrodestra” perché “c’è un partito degli italiani e uno degli stranieri”. E in Europa i 5Stelle votando con Merkel e Macron si sono iscritti “al secondo”. “Il cosiddetto centrodestra che io guido si identifica con il primo”, sottolinea Salvini.

Ma allargare significa anche includere Forza Italia? La risposta del leader leghista è “certo”, ma ad una condizione: “Che Forza Italia smetta di essere ambigua e attaccarmi” perché è chiaro che “una parte degli azzurri vuole seguire Renzi”. La Meloni? “Lei mi sembra faccia parte del partito degli italiani”. Errori? “Non ho preso un’insolazione a Milano Marittima”. Neanche sul rosario? “È una battagli identitaria”. I 5S dopo l’abbraccio con il Pd? “Sono già morti. Diventeranno una costola di LeU e della Boldrini. Nemmeno del Pd. Che brutta fine”.

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