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Conte sarà davvero un premier super partes? Le inquietudini di molti dem

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Agli esponenti dem ricevuti a palazzo Chigi in questi giorni Conte ha dato l’idea di essere un gentiluomo che pesa le parole, che cerca di rassicurare. Provengo – ha spiegato in diverse occasioni – da una cultura di centrosinistra, ho sofferto l’esperienza con la Lega. Per ora insomma il presidente del Consiglio incaricato è parso disponibile a ricercare convergenze tra Pd e M5s. Ma nel partito democratico, ora che l’interlocuzione è direttamente con Conte e non più con Di Maio, il giudizio nei confronti del capo dell’esecutivo è sospeso. Ovvero verrà valutata la sua azione, verrà in qualche modo ‘misurato’.

Ma in ogni caso – questo il ‘refrain’ nel Pd – dovrà cambiare passo anche lui. Non potrà – osserva un altro ‘big’ dem – limitarsi a dirimere le liti tra Di Maio e Salvini o a mettere la faccia sulle inaugurazioni o semplicemente indossare i panni del mediatore. “Ora – spiega un parlamentare della maggioranza – dovrà governare, fare il premier fino in fondo, occuparsi dei problemi, insomma mettere la faccia su questo esecutivo. Del resto Conte anche nel video di ieri ha sottolineato di essere il primo responsabile della nascita del governo giallo-rosso. Ma tra i dem si respira un’aria di scetticismo, ci si chiede se Conte sia in grado di sbrogliare la matassa quando si presenteranno i nodi politici e programmatici.

Il Pd ha chiesto una discontinuità – ed infatti nell’esecutivo entreranno solo delle ‘new entry’, ad eccezione di Franceschini – e il primo segnale – viene fatto osservare – dovrà arrivare proprio da chi è a Palazzo Chigi. Per di più nella sede del governo non ci sarà alcun esponente dem, se è vero che per il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio il favorito è Spadafora (in alternativa il segretario generale Chieppa). E c’è chi nel Pd sottolinea come bisognerà rivedere anche la gestione della comunicazione, in quanto non potrà essere lasciata solo in mano al Movimento 5 stelle.

Il ‘leitmotiv’ è sempre lo stesso: Conte viene considerato come il punto di riferimento del M5s, anche se l’ammissione è che in questa fase si è mosso in maniera autonoma. Per quanto riguarda gli equilibri interni al Pd non cambieranno – viene spiegato – anche se Franceschini e probabilmente De Micheli entreranno nell’esecutivo. L’idea di Zingaretti è stata quella di proporre un’idea di rinnovamento. In questo modo è riuscito a ‘sfuggire’ dal pressing delle correnti.

“Ora andiamo a cambiare l’Italia”, ha scritto su Facebook. E anche la figura di Gualtieri al Mef sarebbe stata promossa proprio dal segretario del Pd che lo conosce dai tempi della Fgci. Renzi dal canto suo – sottolineano fonti parlamentari vicine all’ex segretario – avrebbe rimarcato di essere stato lui a far partire il treno Pd-M5s per un patto contro l’aumento dell’Iva. Guerini è destinato alla Difesa, ma i renziani promossi all’esecutivo dovrebbero essere due, Ascani e Bellanova. Per quanto riguarda il Movimento 5 stelle dovrebbe confermare la pattuglia dei ministri pentastellati del governo giallo-verde. Ovvero Bonafede (Giustizia), Costa (Ambiente), Di Maio (Esteri), Grillo (Sanita’) e aggiungere Buffagni (Mise) e Patuanelli (Infrastrutture) nella squadra di governo.

Ma restano ancora dei nodi da sciogliere. Il Movimento 5 stelle incassa la partecipazione massiccia al voto sulla piattaforma Rousseau ed è pronto a chiedere al presidente del Consiglio di farsi carico dei punti del programma portati avanti da Di Maio, a partire dal taglio del numero dei parlamentari. Con l’attuale vicepremier che continua a ritenere Conte una figura ‘super partes’ ma chiede allo stesso tempo che Palazzo Chigi consideri i punti pentastellati in cima all’agenda di governo.

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