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AAA: edicola piena di clienti cerca chi la gestisca. Ma non si trova nessuno

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: ATTUALITA’

Quella di Costin Dumitru, rumeno a Milano dal 2000, non è la solita edicola che chiude per moria di lettori migrati sul web perché “si trova in un quartiere anziano e popoloso e qui la gente ama ancora leggere il giornale di carta”.

Il fatto è che lui, compiuti 50 anni e dopo 12 nel gabbiotto di via Rombon, periferia est della città, si è stancato di “un lavoro alla mia età fisicamente impegnativo” e ha già trovato un altro mestiere. La decisione l’ha presa 3 anni fa quando ha esposto il cartello ‘vendesi o affittasi attività’ ma, visto che nel frattempo si sono presentati solo 3 pensionati (“Lo ho scoraggiati, non è cosa loro”), ora prova a lanciare un ultimo appello-‘offerta’ dal sito twbiblio.com: “Non mi capacito che in questi anni non si sia presentato nessuno. Un giovane può non avere da darmi 30 mila euro e forse nemmeno suo padre. Ma se dopo aver preso un diploma, l’unica condizione prevista dalla legge per gestire un’edicola, non trova lavoro e ha uno spirito intraprendente può venire da me e io sono pronto a dargliela in gestione se si impegna per un anno e mi dà 300 euro al mese. Se poi vuole continuare e rilevare la licenza può pagarmi a rate come feci io e, se trova un altro lavoro, bene per lui”.

Il suo è un ultimatum perché “se a dicembre nessuno si fa più avanti, ho già interpellato un’impresa di trasporti che con una gru carica l’edicola su un camion e la va a demolire: per l’occupazione del suolo pago al Comune 300 euro al mese”.

Dumitru, diplomato alla scuola alberghiera nel suo Paese e con futuro impiego da consulente, ha in mente il candidato ideale: oltre che giovane, spiega all’AGI, deve essere gentile e saperci fare con le persone “perché qualche edicolante fa il suo mestiere e basta, senza un sorriso né una chiacchiera”. “Qui i clienti sono anziani e spesso soli in casa – aggiunge – e vengono in edicola non solo per comprare, ma anche per scambiare due parole. Io ho sempre domandato come va l’artrosi o i reumatismi, non mi è mai costato niente farlo e sono diventato un punto di riferimento del quartiere. Ammetto che, dopo tanti anni, un po’ mi dispiace lasciare. Il mio rammarico non è per l’attività in sé, ma perché non vedrò piu’ i miei clienti. E’ come salutare un cugino che parte per un altro Paese e sai che forse non lo vedrai più, ma che rimane comunque un familiare”. 

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