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Leu minaccia di sfilarsi dal Conte bis. E potrebbe essere un problema

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Mentre infuria lo scontro tra Di Maio e Zingaretti sul programma di un possibile governo giallorosso, Liberi e uguali, che aveva mostrato disponibilità ad appoggiare un Conte bis durante le consultazioni, chiede di essere invitata al tavolo, altrimenti non voterà la fiducia. Un forfait che potrebbe avere conseguenze significative, dato che, se alla Camera Pd e M5s hanno da soli una maggioranza abbastanza confortevole, al Senato anche i quattro senatori della formazione di sinistra, che siedono nel Gruppo Misto, potrebbero risultare fondamentali. 

La capogruppo Leu al Senato, Loredana De Petris, e il suo collega della Camera, Federico Fornaro, hanno ricordato che “i governi di coalizione si fondano su programmi condivisi e sulla pari dignità dei gruppi parlamentari che compongono la maggioranza”. Pertanto, prosegue la nota congiunta, “è evidente che se il programma del nuovo governo viene scritto a quattro mani tra M5s e Pd, il perimetro della nuova maggioranza risulterà differente da quello che è uscito dalle consultazioni del Presidente della Repubblica e con il presidente incaricato”. 

I numeri al Senato

Sulla base dell’esito delle consultazioni, Giuseppe Conte a Palazzo Madama potrebbe contare sicuramente su 106 senatori pentastellati (Gianluigi Paragone ha già annunciato che non voterà la fiducia) e sui 51 del Pd. In totale fa 157. Per la maggioranza ne servono 161. Contando i tre delle Autonomie, che hanno assicurato l’appoggio, si arriva a 160. Restano gli undici del gruppo misto: cinque ex M5s fuoriusciti, Emma Bonino di +Europa, il socialista Riccardo Nencini e i quattro di Liberi e Uguali.

Di costoro l’unica che finora ha sospeso il giudizio è Bonino. Contando gli altri dieci, si arriverebbe a 170. Se Leu si sfilasse, si scenderebbe a 166. Il margine della maggioranza al Senato si assottiglierebbe quindi a un livello tale da renderla maggiormente vulnerabile ai malcontenti di quegli esponenti di M5s e Pd che già non hanno accolto con troppo entusiasmo il connubio giallorosso. Perché a Palazzo Madama, con i sistemi elettorali attuali, ogni voto conto. E anche i gialloverdi se ne accorsero presto.

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