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Di Maio gela il Pd: "si lavora sui nostri punti o si va a votare"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Quando tutto lasciava pensare a una conclusione in discesa delle trattative per il Conte-bis, sono arrivate le parole del capo politico M5s, Luigi Di Maio, a riportare tutto nell’incertezza.

Al termine dell’incontro nella Sala dei Busti di Montecitorio col premier incaricato, Di Maio ha concluso le proprie dichiarazioni con quello che ha tutto il sapore di un aut aut ai Dem: “Abbiamo presentato alcuni punti al presidente Conte – ha detto – che riteniamo imprescindibili. Se verranno accolti bene, altrimenti meglio andare al voto e, aggiungo, anche presto”.

Pochi minuti prima, sempre nel corso delle proprie dichiarazioni, Di Maio aveva sostanzialmente anticipato la dura chiosa del discorso, invitando a non dare per scontata la formazione del governo giallorosso: “Oggi si potrebbe dar vita a un Conte bis – aveva detto – uso il condizionale perché sono stato molto chiaro: o siamo d’accordo a realizzare i punti del programma o non si va avanti”.

Ma tutte le dichiarazioni del capo politico grillino sono state improntate a una certa rigidità, almeno nei toni, anche nelle parti non incompatibili con le richieste della controparte Dem. A partire dal dl Sicurezza, per il quale il Pd ha richiesto sostanziali modifiche che vadano nella direzione indicata nei rilievi del Capo dello Stato: “Riteniamo che non abbia alcun senso parlare di modifiche ai decreti sicurezza – ha detto Di Maio – vanno tenute in considerazioni le osservazioni del capo dello Stato ma senza modificare la ratio di quei provvedimenti. Ho detto – ha aggiunto – che non rinneghiamo questi 14 mesi di governo”.

Un irrigidimento, quello del vicepremier, che non ha mancato di suscitare reazioni negative in casa Pd, a strettissimo giro: la prima è giunta con un tweet del vicesegretario Andrea Orlando, che ha definito “incomprensibile” la conferenza stampa di Di Maio, chiedendogli con “chiarezza” se “ha cambiato idea”. Anche i toni usati per i decreti sicurezza non sono state gradite ad alcuni settori Dem, in primis a Matteo Orfini, che è tornato a reclamare con forza l’abrogazione totale dei provvedimenti, in luogo di semplici modifiche.

Prima di Di Maio, a incontrare Conte era stata la delegazione del Pd, guidata dal segretario Nicola Zingaretti, che aveva incentrato le proprie dichiarazioni sui capisaldi programmatici che a suo avviso dovrà avere il prossimo esecutivo. Zingaretti ha ribadito la necessità del “taglio delle tasse sui salari medio bassi come elemento di giustizia” e per il rilancio dei consumi” e del lavoro “con un vero e proprio piano di investimenti pubblici e incentivi per investimenti privati, le infrastrutture green e per industria 4.0”, oltre che a una “rivoluzione del concetto di diritto allo studio, con la gratuità dall’asilo all’università per i redditi medio-bassi”. 

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