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Dall'Ue alla Nato, il Conte-bis ridisegna la posizione italiana

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Nessun atteggiamento di rottura. Al contrario: il Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, nella sua prima dichiarazione, usa toni più che soft nei confronti di quelli che spesso, negli ultimi 14 mesi, sono stati l’oggetto degli strali della vecchia maggioranza.

Vale per quello che Conte ha detto, vale anche per cosa è stato detto con minor enfasi. Nel primo caso, l’accento sull’Unione Europea. Nel secondo, la Cina.

A ben guardare, infatti, il richiamo al legame euro-atlantico sa di volontà di rilanciare i rapporti con Bruxelles (Ue) e di rafforzare quelli con Bruxelles (quartier generale della Nato), fondendoli in un’unica prospettiva di azione di governo. Né piu’ né meno la vecchia rassicurante politica degasperiana, che sembrava di recente un po’ messa da parte.

Dal giugno dello scorso anno ad oggi si ribadiva sì il forte legame con l’amministrazione americana e la Nato, ma tenendolo distinto da quello europeo. Quanto poi all’Alleanza Atlantica, si ribadiva l’assoluta vocazione, magari nel momento in cui si firmava con Pechino il protocollo sulla Via della Seta.

Il discorso di Conte è chiaro: il governo persegue “la difesa degli interessi nazionali, nel quadro di un multilateralismo efficace, fondato sulla nostra collocazione euro-atlantica e sulla integrazione europea”.

Altra parola sostanziale, il “multilateralismo“. Che, declinato all’incontrario, fa emergere l’assenza del sovranismo. Si fa gruppo, insomma, perché “siamo agli albori di una nuova legislatura europea e dobbiamo recuperare il tempo sin qui perduto per consentire all’Italia – Paese fondatore dell’Europa – di svolgere un ruolo da protagonista, ruolo che merita”.

Il richiamo alla responsabilità insita nell’essere tra quelli che l’Europa l’hanno voluta fin dall’inizio è palese. Fino a poco tempo fa si chiedeva con forza la ridiscussione delle regole interne all’Ue. Una richiesta consumata dal tempo. Oggi lo scopo è quello di “accrescere il bagaglio di credibilità e prestigio di cui il nostro Paese già attualmente gode a livello internazionale”.

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