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Palermo, la sera dei miracoli: lacrime dolci, il cuore e la ritrovata passione

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Ricciardo Toni Miccoli
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La splendida festa di lunedì sera rappresenta un evento storico simile a quello che molti di noi vivemmo nell’agosto 1987, quando davanti a 40.000 tifosi in lacrime il vecchio nuovo Palermo di Caramanno e Santino Nuccio sfidò l’Atletico Mineiro. La presentazione della nuova squadra e il ritorno di tanti giocatori che i più anziani ricordavano con affetto e di cui i giovani avevano solo sentito parlare hanno cancellato per un attimo le amarezze degli ultimi anni dell’epopea Zamparini e il dolore per il suo ignominioso epilogo. Vedendo le lacrime spuntare negli occhi di tanti tifosi come me ho pensato a cosa si perde chi non ama il calcio; persino quando le sofferenze sopravanzano le gioie, come storicamente accade a noi tifosi rosanero.

A parte la curiosità per i nuovi, sulla cui reale caratura non ho termini di paragone, l’occasione è servita per commuoversi ricordando il passato. Bellissima l’idea di lasciare che ognuno dei “vecchi” indossasse la propria divisa da battaglia, impresa che in qualche caso e per ragioni di taglia è risultata alquanto ardua. In effetti, alcuni sono apparsi “dilatati”, altri come Cracchiolo e Cecconi quasi raggrinziti.

Il più “signore”? Ilicic, l’unico tra i giocatori in attività che ha sentito il dovere di presenziare e il cui ultimo ricordo era il saluto commosso allo stadio con indosso l’odiata maglia viola dopo una gara sontuosa condita da due gol. Il più integro? Davide Bombardini, pimpante e fantasioso come ai vecchi tempi. Il più irriconoscibile? Decisamente Caterino, di cui ricordo il moto perpetuo e la zazzera bionda oggi trasformati in panza debordante e pettinatura “alla Migliaccio”. I più acclamati? Il mio grande Vitogol, il portierone folle Gianluca Berti, il figliol-prodigo Luca Toni, il guerriero Giulio e naturalmente il bomber Fabrizio Miccoli sulla cui presenza s’è accesa alla vigilia una polemica di cui avremmo fatto volentieri a meno. La scelta dei tifosi è stata chiarissima; sebbene si sia macchiato di frequentazioni discutibili e della gravissima colpa di aver pronunciato una frase ingiuriosa nel confronti del giudice Falcone, piaccia o non piaccia, Miccoli è il miglior marcatore rosanero di tutti i tempi. E questo i tifosi non l’hanno dimenticato.

A frittata impiattata, la soluzione probabilmente avrebbe dovuto offrirla lo stesso Fabrizio. Avrei immaginato un messaggio di giustificazione dell’assenza con l’ennesima manifestazione di pentimento, gli auguri al nuovo Palermo e la promessa di ritornare alla Favorita da assolto oppure dopo aver scontato l’eventuale condanna. Non è accaduto e, a parte la forma e le forme da commendatore, Miccoli mi è parso turbato, triste e assente nonostante i cori della Curva che confermano che ogni tifoso ascolta per prima la voce del cuore. Ma forse, per ipotizzare un “colpo ad effetto” come questo, ci sarebbero voluti i piedi più che la testa di Miccoli; quella stessa che ha generato quella frase infame e che, secondo il grande Boskov, in alcuni “è buona solo per tenere cappello”.

Per anni abbiamo rimproverato a Zamparini il peccato mortale di non amare il Palermo, di disertare lo stadio, di non avere considerazione per le bandiere e per noi tifosi. Ricordo il presidente-non-tifoso allo stadio in casi eccezionali: nel giorno del ritorno in Serie A dopo 32 lunghissimi anni, accanto allo sceicco di stagione all’Olimpico prima della finale di Coppa Italia e in occasione dell’addio a Dybala. Nel giorno della nuova rinascita abbracciamo fisicamente e spiritualmente un Presidente-tifoso che segue la partita in gradinata accanto a tutti gli altri e che annuncia un modello di gestione che antepone l’amore per i colori all’amore per i soldi, affermando il principio che il Palermo è un affare di cuore e non un affare e basta.

Le mie lacrime nel ripensare alla mia vita in gradinata accanto a mio fratello Ciccio e nel rivedere amici che non mi conoscono ma che porterò in eterno nel cuore mostrano che nel calcio non c’è motore più potente della passione. Auguro al Presidente-tifoso di trovare il modo di convivere pacificamente con il tifoso-Presidente e di riuscire ad armonizzare il silenzio e la riflessione del chiuso di un ufficio con il palpito tumultuoso di un cuore innamorato. Per il suo stesso bene e per il bene del Palermo.

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