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Palermo, il giorno della festa. “Battesimo” al Barbera per la squadra di Pergolizzi

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E’ il giorno della festa, delle emozioni, dell’amarcord. È il giorno in cui riapre lo stadio e i tifosi torneranno a diretto contatto con l’erba del campo e con le maglie rosanero. L’ultima volta fu l’11 maggio, si inseguiva un flebile sogno di serie A diretta ma finì 2 a 2 contro il Cittadella e ad andare in serie A fu il Lecce di Liverani. Sono passati tre mesi e mezzo ma sembra un’era geologica: i playoff non giocati, la retrocessione in C, la conferma della B, le speranze di iscrizione, una grottesca conduzione societaria, la revoca del titolo sportivo. Di quell’11 maggio non è rimasto nulla, solo macerie dalle quali provare a ripartire.

Oggi è il giorno del Palermo di domani e del Palermo di ieri e dell’altro ieri. Non sarà certo una “sfida”, forse non sarà neanche una vera partita ma la serata promette di essere uno show, una sorta di giorno dell’appartenenza. L’attrazione sono certamente i campioni di ieri (ci sarà anche Miccoli, il campione più talentuoso ma anche il più “ingombrante” per le note vicende giudiziarie), quelli che hanno portato il Palermo in serie A e nel calcio internazionale, quelli che hanno battuto tante volte la Juve e quelli che hanno portato la croce in epoche non ancora floride. Comunque tanti campioni che hanno fatto breccia nel cuore dei tifosi.

Ma sarà anche il battesimo ufficiale del Palermo di Pergolizzi. Sarebbe un errore, nell’orgia di emozioni e ricordi, dimenticare che il protagonista della serata dovrà essere il neonato Palermo, del quale si sa ancora poco dal punto di vista calcistico, ma che rappresenta la nuova vita di colori immortali e affascinanti come il rosanero. Se è vero che dirigenti e giocatori passano, è vero che la maglia resta. E da oggi in poi i nuovi beniamini saranno quelli che indosseranno quei colori, simbolo di una passione lunga 119 anni. Gli applausi di incoraggiamento se li meritano tutti, sarà anche serie D ma è il primo tassello di un percorso che deve essere breve e chirurgico verso il ritorno in un calcio che conta.

Quello di stasera è l’ultimo atto della “liturgia della resurrezione”, caratterizzata dalla nascita di una nuova società, dalla necessità di ripartire dal basso ma con la dignità di chi vuole riscattare altrui nefandezze, dal tentativo di recuperare una identità e un’appartenenza smarrite entrambe nel calvario degli ultimi anni, dal marketing che ha prodotto un nuovo logo (a me piace), una nuova maglia (un po’ meno), un ritiro precampionato in Sicilia (esperimento positivo), le basi per un azionariato popolare (ancora da perfezionare) e una rinnovata voglia di tornare protagonisti sugli spalti, come testimonia un numero di abbonati largamente superiore a quello delle recenti stagioni.

Con la serata di oggi, che richiamerà sugli spalti una folla di appassionati che raramente si è vista negli ultimi tre anni, si chiude l’estate rosanero più strana della storia, la fase preliminare di una stagione che non potrà essere paragonata a nessun’altra esperienza del passato, nemmeno a quella della rinascita di 33 anni. Dalla prossima settimana si farà sul serio, inizierà il campionato e sarà davvero serie D, sarà battaglia su ogni campo, sarà una rincorsa lunga e paziente, sarà la caccia ai tre punti. Sarà di nuovo calcio, di serie D – è vero – ma calcio giocato.

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