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Cronaca del giorno più caldo della legislatura

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Con l’inizio della conferenza dei capigruppo, prende il via al Senato la giornata cruciale che traccerà il cammino della crisi di governo. La conferenza è chiamata a decidere in primis su cosa dovrà dibattere l’Aula e quindi votare: comunicazioni di Conte e conseguente voto su risoluzioni, mozione di sfiducia a Conte, mozione di sfiducia a Salvini. Quindi, passo successivo, la capigruppo dovrà decidere la data di convocazione dell’assemblea.

In entrambi i casi, conteranno i numeri. E non è affatto escluso che l’ultima parola spetti proprio all’Assemblea di Palazzo Madama. Recita infatti il regolamento del Senato (articolo 55): “Il calendario, se adottato all’unanimità, ha carattere definitivo e viene comunicato all’Assemblea. In caso contrario, possono essere avanzate proposte di modifica da parte di un senatore per Gruppo. Sulle proposte di modifica decide l’Assemblea con votazione per alzata di mano”. 

Dunque, senza unanimità in capigruppo sarà l’Aula ad essere sovrana. E qui scatta anche la questione tempi: quando sarà possibile convocare l’assemblea consentendo a tutti i senatori ora in ferie di essere presenti? Fondamentali, poi, sono i numeri: sono 7 i capigruppo al Senato. M5s, Lega, Pd, FI, FdI, Misto e Autonomie. Il voto di ciascun capigruppo ‘pesa’ in base alla percentuale ottenuta dal rispettivo partito alle elezioni. Ne consegue che la Lega da sola non ha alcuna speranza di incidere sulle decisioni della capigruppo.

Non solo. Anche se al voto della Lega dovesse unirsi quello dei capigruppo di FI e FdI, se tutti gli altri presidenti di gruppo si ‘coalizzassero’ contro, avrebbero la meglio. E ancora: se in capigruppo dovesse registrarsi uno scontro e un conseguente stallo, sarà appunto l’Aula ad avere l’ultima parola. E anche in questo caso, Lega con FdI e FI, che possono contare su un totale di 138 voti (sempre che FdI e FI si schierino compatte con la Lega), non avrebbero i numeri sufficienti per imporre il proprio timing alla crisi di governo, contro i circa 170 voti di M5s(107), Pd (51), Autonomie (8) e circa 8 del Misto (che conta in tutto 15 senatori).

Le scelte dei partiti

La mattinata ha visto il capo politico M5s Luigi Di Maio riunirsi con i suoi parlamentari per fare il punto sulla crisi. A quanto si apprende, il vicepremier ha avuto parole durissime per il suo ormai ex alleato Salvini, definito un “traditore”, un “capitano che abbandona la nave nel momento del coraggio”. Secondo Di Maio, il ministro dell’Interno ha deciso di rompere, tra le varie ragioni, perché non sapeva come varare la flat tax e temeva un’imminente revoca della concessione ad Autostrade, dopo la tragedia del Ponte Morandi, alla quale stava lavorando il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

Matteo Salvini, da parte sua, ha rotto gli indugi e concesso un’intervista al Giornale nel quale ha aperto a un ritorno della vecchia formula del centrodestra, ovvero un’alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si tratta di un cambio di passo importante dopo il discorso di Pescara, nel quale il vicepremier leghista aveva ventilato l’ipotesi di una corsa in solitaria per poi cercare alleati dopo le elezioni.

Il Pd invece è ancora agitato dalle divisioni tra Matteo Renzi, che vuole un governo di scopo con M5s e magari pezzi di Forza Italia, e Nicola Zingaretti, che vuole andare subito al voto. Al momento Renzi controlla ancora la maggioranza dei gruppi parlamentari dem, in particolare al Senato. Di fatto a Zingaretti servono nuove elezioni per poter prendere il controllo del partito alle Camere.

“Io ho fatto un incontro con Zingaretti e Gentiloni e questa spaccatura non l’ho vista”, ha detto il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci dopo l’assemblea del gruppo chiamata a cercare una linea unitaria. “L’obiettivo di oggi è quello di arrivare ad un nuovo governo, di che natura dovrà essere, lo vedremo in seguito”, ha aggiunto. A stretto giro, fonti della maggioranza Pd fanno però sapere che quella di un nuovo governo “è un’idea personale di Marcucci”.

Nel frattempo il capo dello Stato, Sergio Mattarella, oggi a Sant’Anna di Stazzema per commemorare l’eccidio compiutovi dai nazisti, attende di conoscere le scelte dei partiti. 

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