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L'ultimo capitolo del mistero sulla morte di Pablo Neruda

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CULTURA

Convinta che Pablo Neruda sia morto avvelenato, la sua famiglia accusa l’istituto medico-legale di Santiago di intralcio alla giustizia. Per chiudere il caso e confermare al 100% che il celebre poeta comunista legatissimo al presidente Salvador Allende sia stato avvelenato manca solo il risultato delle analisi di tre flaconcini di terra prelevata nei pressi della sua sepoltura.

Due anni fa un team di esperti internazionali incaricati dalla giustizia cilena aveva riscontrato nel corpo di Neruda una forte concentrazione di una sostanza paralizzante. Come ultima prova serviva analizzare tre campioni di terra per avere la certezza che la contaminazione non era stata posteriore alla morte del poeta. Da allora, denuncia l’avvocato della famiglia, Rodolfo Reyes, che è anche il nipote di Neruda, il servizio medico-legale si è rifiutato di mettere i campioni a disposizione della giustizia.

“L’istituto medico-legale ha affermato di non essere in possesso di quei flaconcini in quanto erano stati utilizzati per altre analisi. Ma durante la perquisizione ordinata ieri dal giudice Mario Carroza, presso la sua sede, i campioni sono stati ritrovati” ha riferito Reyes. Da queste ultime notizie risulta quindi che l’istituto abbia mentito al giudice, ritardando di mesi l’iter giudiziario e quindi rimandando ulteriormente la verità sul caso Neruda. A questo punto i tre campioni devono essere trasmessi al laboratorio canadese che ha effettuato le ultime analisi per ottenere l’ulteriore prova che possa confermare l’avvelenamento.

È questo l’ultimo sviluppo del lungo caso giudiziario sulla misteriosa morte di Neruda, deceduto il 23 settembre 1973, pochi giorni dopo il colpo di stato di Pinochet ai danni di Allende. Inizialmente la sua scomparsa era stata attribuita a un tumore, come scritto sul certificato di decesso del Nobel della letteratura, poi risultato falso. Il caso era stato riaperto dopo la cruciale testimonianza, nel 2011, del suo autista e assistente personale, Manuel Araya, che riferì di una misteriosa iniezione alla vigilia della sua partenza per il Messico, dove intendeva esiliarsi.

“Era in forma prima dell’iniezione. E’ stato assassinato” dichiarò Araya, cosi’ come altri testimoni, aprendo la strada ad un’inchiesta giudiziaria. Nel 2013 il corpo del poeta venne riesumato e due anni fa un gruppo di 16 esperti internazionali ha concluso che la sua morte non era stata provocata da un tumore.  
 

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