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L'attacco di Di Maio a Salvini riassunto in 6 punti

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

L’unico intervento di Matteo Salvini sull’attualità della giornata è il ritorno di un cavallo di battaglia: la richiesta della castrazione chimica, in questo caso dopo l’arresto di un rapinatore violentatore in provincia di Bergamo. Nei mesi scorsi l’idea provocò alzate di scudi e polemiche. Ma oggi al centro del dibattito politico ci sono invece le dichiarazioni di Luigi Di Maio, quelle che il capo politico del M5S ha reso all’assemblea degli attivisti del Movimento a Cosenza.

Dovevano restare tra intimi, invece tempo ventiquattr’ore e sono finite sulla pagina Facebook di una emittente locale, la LaCnews24. Roba pesante. Nell’ordine:

1) il ministro dell’interno è derubricato al rango di “quell’altro li'”, non esattamente un complimento 

2) la Lega ha un atteggiamento “insopportabile”;

3) dopo le elezioni l’alleanza con la Lega s’è fatta perché “non avevano alternative”

4) C’è un “partito unico” che trama per la rapida caduta del governo allo scopo di bloccare la riduzione dei parlamentari.

5) La promessa che il Movimento si libererà presto di chi “semina zizzania”. 

Poi c’è il sesto punto, che forse è la cosa più pesante di tutte: il riferimento (anche qui omettendo di citare nomi per esteso) a “quelli che il mio ministero ha fermato quando stavano con Siri provando sull’eolico a fare business con la mafia”. Parole che non vengono certo smentite dai grillini, che semmai si professano basiti dello stupore altrui. “Il vicepresidente non ha infatti mai esitato a sottolineare alcuni aspetti politici, anche pubblicamente”, dicono “Si è solo concesso un linguaggio piu’ colloquiale e diretto” del solito.

Quanto al diretto interessato, la replica ufficiosa – affidata a fonti del partito – è quasi british: “Quell’altro? Mah… Posso non stare simpatico ma ho un nome, mi chiamo Matteo…”. E sì che la giornata ha dovuto registrate, fin dal mattino, l’ennesimo scontro tra i due partner di governo sul tema, sostanziale, delle autonomie chieste da Lombardia e Veneto. Sempre Di Maio aveva posto come condizione il fatto che non siano di danno per il Meridione.

La riposta era arrivata dal presidente del Veneto, Luca Zaia: sono i no dei 5 Stelle a costituire un danno. Atmosfera calda, ma che non sfocia nello scontro diretto tra i due pesi massimi. Intanto si avvicina la data del 6 agosto, considerata come l’ennesimo spartiacque per capire il grado di longevita’ del governo. Quel giorno al Senato si votera’ sul decreto sicurezza bis. I numeri della maggioranza non sono saldissimi, e da destra Giorgia Meloni esclude che vi saranno soccorsi. Stando a talune ricostruzioni potrebbe essere il sospirato casus belli. Le elezioni ad ottobre non sono mai state escluse a priori. 

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