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Perché Di Maio si è dovuto inventare il Mandato Zero per gli eletti M5s

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Un ulteriore mandato per non disperdere l’esperienza acquisita: il Movimento 5 Stelle rivede il limite delle due legislature e introduce il ‘mandato zero‘. Ad annunciarlo è il ministro del Lavoro Luigi Di Maio con un video postato sul blog delle Stelle in cui spiega il perché della modifica da votare sulla piattaforma Rousseau.

“Abbiamo deciso di introdurre il cosiddetto ‘mandato zero’, un mandato, il primo, che non si conta per la regola dei due mandati, è un mandato che non vale”, spiega il titolare del Mise. “Varrà solo e soltanto per i consiglieri comunali e municipali” non quindi per i sindaci “che gestiscono potere e la regola dei due mandati è nata per non far gestire troppo potere in mani di poche persone per troppo tempo”. Poi continua: ”Parliamo dei nostri eletti sul territorio, consiglieri comunali e di municipio, che portano avanti le battaglie spesso da soli, con decine di atti da studiare e da seguire”.

Epure appena sette mesi fa aveva annunciato a gran voce che la regola dei due mandati non era modificabile perché l’idea portata avanti dal Movimento delle origini è sempre stata quella di evitare che i 5 stelle possano diventare politici di professione e possano ‘affezionarsi’ alle poltrone, in primis del Parlamento. E lo aveva ribadito su Twitter:

La regola dei due mandati non è mai stata messa in discussione e non si tocca. Né quest’anno, né il prossimo, né mai. Questo è certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti, come oggi, continueranno a mentire scrivendo il contrario.

— Luigi Di Maio (@luigidimaio)
December 31, 2018

Come funziona nello specifico? E’ lo stesso Di Maio a spiegarlo: “Se tu vieni eletto consigliere comunale o di municipio al primo mandato e lo porti avanti tutto e poi decidi di ricandidarti e non diventi né presidente di municipio né sindaco, allora il tuo secondo mandato, quello precedente, cioè il mandato zero, non vale”.

Il principio vero – continua – è che tante persone, giustamente, decidono di non ricandidarsi la seconda volta al Consiglio comunale come sindaco, perché semplicemente pensano che magari avendo delle armate di sette, otto liste contro, hanno serie difficoltà a riuscire a diventare sindaci e quindi la loro esperienza che hanno maturato nel primo mandato vorrebbero portarla in Parlamento, in Consiglio regionale, e scelgono di non ricandidarsi. Ma ci sono alcuni coraggiosi che invece in questi anni ci hanno provato comunque, sempre e comunque, e queste persone come tutte quelle che verranno che si ricandideranno anche al secondo mandato e magari nel loro secondo mandato finiranno di nuovo in Consiglio comunale perché non ce l’hanno fatta a diventare sindaco, potranno ricandidarsi in altri livelli, in Regione o in Parlamento perché il mandato zero viene neutralizzato. Se invece ti ricandidi come sindaco e vieni rieletto sindaco, allora a quel punto quello è il tuo secondo mandato e lo fai da sindaco per cambiare la tua città in cinque anni anche grazie all’esperienza che hai maturato nel tuo primo mandato”.

Dunque Virginia Raggi e Chiara Appendino sono a fine carriera. No, perché la regola non vale per chi è diventato sindaco perché è una carica diversa che “porta a uno stipendio e una gestione del potere”. Le loro esperienze di consiglieri comunali d’opposizione (con Piero Fassino per Chiara Appendino e Ignazio Marino per Virginia Raggi) non sono cumulabili a quelle che stanno portando avanti adesso con la fascia tricolore al petto. Sicché per loro, precisa “Il Messaggero”, vale la regola del secondo mandato, ancora in auge per i parlamentari (compreso Di Maio). 

Ma la revisione alla regola cardine dei 5 Stelle non convince né la rete né la stampa. Il video è diventato bersaglio sui social, con gli utenti che in parte ironizzano sul “Mandato con zero calorie” e in parte accusano il Movimento di incoerenza.

“Le regole dei pentastellati si stanno trasformando in una sorta di boomerang. Con forza le avevano varate all’inizio del loro percorso politico e di fatto ora con imbarazzo tentano di ribaltarle”, commenta Il Giornale

“Nessuno viola lo statuto viene solo modificata l’aritmetica”, scrive sarcastico Sebastiano Messina su Repubblica. “Illuminante la motivazione: valgono solo i mandati in cui si gestisce potere. Annotiamocela, perché per adesso il “mandato zero” si applicherà solo ai consiglieri comunali, ma domani – potete contarci – una votazione su Rousseau lo estenderà anche ai parlamentari. Per i quali ovviamente non varrà la legislatura passata lontano dal potere, anzi contro, all’opposizione. E se poi dovessero uscire dal governo, e dal palazzo del potere, allora magari sarà ammessa anche un’altra legislatura: il “mandato doppio zero”.

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