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Nel Pd si riparla di cambiare nome al partito

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

"L'economia italiana si è fermata", attacca Martina. "Questo è il governo del fallimento", dice Zingaretti commentando i dati del Pil. "Per quanto tempo diranno che la colpa è di Renzi?", sostiene Marcucci che appoggia Minniti alla corsa per la segreteria dem.

Il Pd insomma si ritrova compatto a mettere nel mirino l'esecutivo sull'economia. Diviso, invece, sul tema sicurezza. Ieri Martina, sostenuto anche da Orfini, ha proposto di lanciare ai gazebo del 3 marzo un referendum sul dl sicurezza. "Un provvedimento che è una barbarie", la riflessione di Richetti che nei giorni scorsi ha fatto un passo indietro per sostenere l'ex ministro dell'Agricoltura.

E se nessuno arriva al 51%?

Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari dem però la mossa di Martina non è condivisa dagli altri candidati. Freddo Zingaretti e neanche Minniti che da ministro dell'Interno ha varato norme proprio sul tema della sicurezza avrebbe intenzione di avallare l'operazione. Nel Pd al momento la discussione è legata a quel 51% necessario per ottenere le chiavi del Nazareno. Si studierà come fare in modo che il leader possa essere chi ha ottenuto più voti e non sia l'assemblea a decidere, qualora nessuno raggiunga quell'asticella. Si studierà anche se e come cambiare il nome al Pd prima delle Europee proprio per l'esigenza di dare un cambio di passo rispetto al passato ed allargare il campo a tutto il centrosinistra. Una prospettiva – quella del cambio nome – che pero' non entusiasma chi sostiene Minniti e vorrebbe, invece, superare la diatriba sul renzismo e non.

La tentazione di Renzi

Intanto Renzi è sempre più tentato a far diventare i comitati civici per la resistenza un proprio partito. Una direzione che tuttavia non convince i suoi fedelissimi in Parlamento (soprattutto se il 3 marzo dovesse vincere Minniti) tanto più l'ex premier Gentiloni. "Non penso che ci sia questa tentazione", osserva. Per poi aggiungere: "Non avrebbe successo". Ma è una operazione anche temuta perché, riflette un renziano, potrebbe togliere linfa al Pd e soprattutto limitare le presenze ai gazebo del 3 marzo.

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