Cronaca

A Palermo oltre duemila famiglie in stato di emergenza abitativa: “Manca elenco beni di proprietà del Comune”

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CRONACA

A Palermo prosegue il presidio anti rom, dopo l’affidamento di una villa confiscata alla mafia ad alcune famiglie sfrattate dal campo della Favorita.

Una guerra che coinvolge poveri di ogni quartiere: sei anni fa nel capoluogo siciliano le famiglie che facevano parte della graduatoria comunale per l’assegnazione di case erano circa 800, oggi (l’ultimo elenco è stato stilato lo scorso 23 febbraio dal “Servizio dignità dell’abitare”) sono 2.240.

Di abusivi di immobili, passati da circa 200 a oltre 800; i cento che sei anni fa dormivano per strada sono diventati almeno 500. Sono alcune cifre fornite dal Comitato di lotta per la casa. Nino Rocca, che ne è un esponente e che da oltre 30 anni si occupa dell’emergenza abitativa, spiega che a bloccare lo scorrimento della graduatoria contribuisce innanzitutto “la mancanza di un elenco dei beni di proprietà del Comune da cui attingere per le assegnazioni”.

Sembra paradossale, ma l’assessorato al Patrimonio non lo possiede e dunque non riesce a trasmetterlo al competente assessorato alla Cittadinanza sociale.

“Molti beni – dice Rocca – non sono neanche registrati al catasto, altri – quelli confiscati alla criminalità – non hanno le caratteristiche architettoniche per poter essere dati alle famiglie: in prevalenza si tratta di ville, come quella di via Felice Emma assegnata ai rom. Questo genere di immobili viene in genere affidato ad associazioni”. “E’ da non sottovalutare – aggiunge – che i funzionari degli uffici comunali, tra tanta confusione, temono di commettere errori e di incorrere in condanne della Corte dei conti. Così nessuno si assume la responsabilità di mettere un timbro e una firma in calce a un elenco che potrebbe contenere errori”. Infine, i 20 milioni di euro dell’Ue assegnati con il cosiddetto Pon Metro per progetti di inclusione sociale, rischiano di non poter essere utilizzati perché “Il Comune – conclude Rocca – dovrebbe anticipare la somma e farsi restituire i soldi a lavori ultimati. Ma l’amministrazione è in bolletta e anche questa opportunità potrebbe essere persa”.

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