Cronaca

Primi interrogatori per i migranti sbarcati dalla Diciotti ma non ci saranno arresti per la presunta aggressione

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CRONACA



Sono sbarcati nella notte dalla nave Diciotti della Guardia Costiera i 67 migranti salvati in acque libiche dal rimorchiatore Vos Thalassa e poi trasbordati sulla nave italiana dopo che l’equipaggio aveva denunciato minacce da parte dei migranti che non volevano essere riportati in Libia.

La Diciotti è rimasta in rada a lungo prima di attraccare e anche dopo l’attracco non aveva permesso lo sbarco in attesa delle indagini. Oggi primi interrogatori dei 67 migranti. Si tratta di  tre donne, due minorenni non accompagnati, un pakistano di 16 anni e un egiziano di 17; 23 migranti provenienti dal Pakistan, 12 quelli che arrivano dal Sudan, 10 dalla Libia, sette dalla Palastina, 4 ciascuno da Marocco e Algeria, due dall’Egitto, e uno ciascuno da Ciad, Nepal, Yemen, Ghana e Bangladesh.

Saranno sentiti da personale della squadra mobile della Questura, dello Sco della polizia di Roma e da militari della guardia costiera. Tra loro anche il sudanese Ibrahim Bushara e il ganese Hamid Ibrahim, i due indagati per violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa che sono fatti sbarcare scortati.

La procura di Trapani vuole fare chiarezza sull’esatta dinamica di quanto è accaduto sulla Vos Thalassa dopo il soccorso dei migranti. L’equipaggio avrebbe detto di essersi sentito minacciato gravemente quando i migranti hanno scoperto che la nave li stava riportando indietro. Secondo il racconto del comandante gridavano “no Libia, sì Italia”. E avrebbero circondato l’equipaggio, spintonando il primo ufficiale. Così sono scattati i contatti con la sala operativa della capitaneria di porto di Roma, che ha inviato sul posto la Diciotti che ha effettuato il trasbordo.
I primi racconti dei migranti sarebbero diversi, avrebbero ‘supplicato’ con insistenza il comandante e l’equipaggio di non riportarli in Libia, pressandoli, e scambiando la loro paura con minacce. Potrebbe essere questa la discriminante determinante dell’inchiesta della Procura di Trapani. Paura e minacce reali o percezione accentuata anche dall’inferiorità numerica? Intanto il procuratore Alfredo Morvillo ha deciso che non esistono i presupposti per arrestare i due indagati che la polizia aveva denunciato anche per impossessamento della nave e minacce.

Ma questo non significa che l’inchiesta sia chiusa. Anzi si allarga. Si cercano, per esempio, anche eventuali scafisti del gommone, e, secondo quanto si è appreso, accertamenti anche su questo fronte sono in corso sui due indagati in stato di libertà.

Intanto oggi, dopo la protesta delle magliette rosse a favore dello sbarco dei migranti arriva anche Casapound al porto di Trapani. All’esterno del molo Ronciglio è stato esposto uno striscione con la scritta ‘Stop immigrazione, difendiamo la nazione’.

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