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Tesla, troppa energia dalle batterie e in Australia non viene pagata

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Tesla è abituata agli imprevisti. La produzione a rilento delle sue vetture è una di questi. Questa volta, però, l'imprevisto non è causato da Tesla, o meglio, Tesla non ne è direttamente responsabile. Tutto nasce nel Sud dell'Australia, dove gli operatori che gestiscono la rete elettrica richiedono sistematicamente ai produttori di energia da fonti rinnovabili (come Tesla con i suoi pacchi batterie, una sorta di Powerwall ma di dimensioni più imponenti) di sopperire alle mancanze energetiche della rete. Questa procedura prende il nome di Frequency Controlled Ancillary Services.

Il problema, lamentato dalla filiale australiana di Tesla, risiede nel fatto che il proprio pacco batterie australiano – il più grande accumulatore agli ioni di litio al mondo, con 129 MWh di capacità – forniscano energia con una potenza troppo elevata affinché i gestori della rete possano tenerne conto. Risultato: secondo Tesla, i gestori della rete sud-australiana non sono in grado di pagare al costruttore di Palo Alto oltre un terzo dell'energia generata dalle sue batterie.

Queste batterie, infatti, impiegano qualcosa come 200 millisecondi per fornire energia alla rete, ma la finestra temporale che i gestori offrono ai produttori di energia è di circa sei secondi. Tutta l'energia erogata dopo quei primi 200 millisecondi non viene dunque registrata dai gestori, ma intanto finisce nella rete e Tesla rimane a bocca asciutta.


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