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Palermo, “debiti ridotti e conti in sicurezza”: tutti i dettagli della perizia

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“Nessun sintomo di un reale e attuale stato di decozione”. Questo in sintesi quanto emerge a pagina 258 della perizia presentata da Daniele Santoro, Saverio Mancinelli e Angelo Paletta in merito ai conti del Palermo calcio, che al 31 ottobre 2017 risulterebbero in sicurezza, scongiurando dunque il rischio fallimento. In teoria, il Palermo in queste condizioni non può fallire, ma l’ultima parola spetterà ovviamente al collegio dei giudici (presidente D’Antoni, giudice delegato Sidoti, giudice anziano Vacca).

“IL PALERMO NON RISCHIA IL FALLIMENTO”

Nell’edizione odierna del Giornale di Sicilia vengono riportati ampi stralci del documento presentato dopo oltre due mesi di lavoro: risultano ancora “una serie di criticità” (tra esse la correttezza della rilevazione contabile di alcune voci di bilancio e l’irregolarità di alcune garanzie rilasciate da terzi – in riferimento alle scoietà di Diego Paolo Zamparini, figlio del patron), ma le stime sul debito fatte dal perito dei pm, Alessandro Colaci vengono drasticamente ridotte, da 63 milioni stimati a 32,1 milioni poi ridotti a 18,8 milioni (grazie a consulenze) al 31 ottobre 2017.

L’ADDIO AMARO DI FABIO LUPO

Nel lavoro svolto dai periti c’è anche la valutazione del parco giocatori, attraverso l’assegnazione di valori massimi e minimi ai vari calciatori (a Rispoli il valore più alto – 11 milioni e 600 mila euro -, mentre Chochev ed Aleesami valgono più di Nestorovski): la stima dei pm sul parco giocatori era di soli 19 milioni 825 mila euro, mentre quella dei periti si attesta sui 59 milioni di euro con una media fra somma dei valori massimi e minimi che in via prudenziale si attesta 42 milioni e 300 mila euro.

LUPO, LE MOTIVAZIONI DI ZAMPARINI

Rispetto alle valutazioni elaborate dal dott. Colaci per i pm, i periti affermando lo stato di “non decozione” dichiarano di avere avuto a disposizione un quadro storico e prospettico molto più ricco rispetto all’istanza, oltre alla realizzazione da parte del Palermo e di Zamparini di varie operazioni finanziarie successive all’istanza stessa (tra cui anche la cessione del credito di 7,5 milioni con la Pencil Hill di Mascardi), saldando debiti trbitari e di varia natura, dando ragione invece a Colaci solo per la parte che riguarda crediti tributari per circa 2,5 milioni di euro.

ZAMPARINI, LUPO E IL… VIZIETTO

Per i periti dunque, la società si è avviata verso un’area di mglioramento e di sicurezza dopo una fase di crisi, “pur se la struttura finanziaria richiede attenta sorveglianza” (il riferimento è all’indagine penale scaturita dalle perquisizioni della Guardia di Finanza in merito al caso Mepal – Alyssa). Il collegio evidenzia le irregolarità delle fidejussioni presentate da Gasda, la holding Zamparini, perchè “non risultano avere data certa né sono state sottoposte a registrazione” e considera Alyssa priva di sufficienti finanziari, ma certifica comunque un debito a favore del Palermo non scaduto “nè qualificabile a rischio specifico” per 28,5 milioni (in virtù degli 11 milioni versati da Zamparini a gennaio).

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