Cronaca

Paziente ricoverato scivola in bagno, l’azienda sanitaria di Palermo lo risarcisce

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CRONACA

Il Tribunale di Palermo ha condannato l’Azienda Sanitaria Provinciale a risarcire con circa 5.900 euro un paziente che, durante il periodo di ricovero all’ospedale Ingrassia, si era procurato una frattura del polso sinistro e del metacarpo scivolando.

L’episodio risale all’ottobre 2014 quando il paziente, F.L.P., in piena notte ha avuto urgenza di andare in bagno ma vicino al letto non c’erano campanelli di emergenza per allertare il personale nonostante, come si legge nella sentenza, “la condizione di incontinenza del paziente avrebbe dovuto portare i sanitari ad adottare quelle cautele opportune affinché non si verificasse la necessità per il paziente di raggiungere velocemente il bagno o comunque porre il paziente nella condizione di potere allertare, con urgenza, il personale sanitario”.

Una volta arrivato in bagno, il paziente è caduto procurandosi la frattura. “Questa sentenza – dice l’avvocato Marco Favarò, che ha rappresentato in giudizio l’uomo, insieme all’avvocato Giovanni Lo Bue – sottolinea un aspetto particolare e spesso poco conosciuto del rapporto fra paziente e struttura sanitaria: in pratica la struttura, sia essa pubblica o privata, è tenuta non solo ad assicurare le prestazioni mediche, ma anche a ‘prendersi cura’ del paziente in senso ampio, durante le 24 ore”.

Nella sentenza emessa dal giudice Elisabetta La Franca della Terza Sezione Civile, si legge infatti che “l’accettazione in ospedale del paziente ai fini del ricovero determina, tra il malato e la struttura, la conclusione di un contratto di natura atipica incentrato su una prestazione complessa a favore dell’ammalato che prevede, oltre alle prestazioni mediche, sanitarie e chirurgiche, anche quelle di carattere ‘latu senso’ alberghiero e le obbligazioni accessorie di ‘sicurezza e/o protezione’ oltre che la messa a disposizione di personale medico ausiliario e paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie”.

Oltre al risarcimento, l’Azienda Sanitaria è stata condannata anche a pagare circa 3.000 euro di spese legali.

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