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I miner di criptovalute si spostano in Islanda, l'energia costa meno

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Le criptovalute non sono più le benvenute in Cina e, mentre il paese si avvia verso l'attuazione di una legislazione che porterà alla messa a bando delle monete virtuali dal suo territorio, i miner di tutto il mondo cercano il luogo ideale in cui trasferire le loro farm estremamente energivore.

La risposta ideale al bisogno di corrente elettrica a basso costo sembra essere rappresentata dall'Islanda, la quale è in grado di offrire la materia prima necessaria alla creazione delle criptovalute a prezzi estremamente bassi e fissi, vista la presenza di numerose centrali idroelettriche e geotermiche. Questo fatto ha cominciato ad attrarre diversi miner e, secondo le ultime stime, la richiesta di energia da parte di queste attività nel 2018 potrebbe superare quella attualmente impiegata per uso residenziale; basti pensare che nell'anno appena iniziato, si stima, verranno consumati ben 840GWh solo per minare Bitcoin.

Secondo HS Orka, la società elettrica nazionale, il Paese potrebbe non essere in grado di soddisfare l'elevata richiesta energetica e anche alcuni membri del governo locale non sembrano essere felici di ricevere così tante attenzioni da parte di questo genere di attività. Smári McCarthy, membro del Parlamento islandese, ha evidenziato come il mining delle criptovalute rappresenti un business di "valore virtualmente pari a zero" per l'Islanda, dal momento che il mantenimento della farm richiede pochissimo personale, investimenti in capitali ridotti e permette di incassare pochissime tasse.


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