Cronaca

Firme false a 5 stelle, funzionario Digos: “Oltre la metà disconosciute”

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CRONACA

Entra nel vivo il processo sulle firme false presentate dal M5S alle comunali palermitane del 2012 che vede imputati 14 tra deputati regionali e nazionali del movimento, attivisti e un cancelliere del tribunale, accusati a vario titolo della violazione del testo unico regionale in materia di elezioni.

All’udienza di oggi sono stati sentiti, davanti al giudice monocratico, il vicecapo della Digos Giovanni Pampillonia, che ha condotto l’inchiesta, e uno dei testimoni chiave, l’ex attivista Vincenzo Pintagro che, con le sue denunce, ha
contribuito a riaprire il caso che era stato archiviato. “Su 2000 sottoscrittori interrogati – ha detto Pampillonia –
1104 hanno disconosciuto le firme loro attribuite”.

Secondo la ricostruzione dei pm, confermata poi dalle rivelazioni di due ex deputati regionali, Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che hanno raccontato i particolari della vicenda e si sono autoaccusati, nella trascrizione dei dati anagrafici di uno dei firmatari sarebbe stato commesso un errore.

Per evitare, visto che il tempo per il deposito delle firme era poco, di mettere a rischio la presentazione della lista, alcuni esponenti del movimento avrebbero deciso di ricopiare le firme raccolte invece di ripartire da zero e rischiare di rimanere fuori dalla competizione elettorale.

Mente del piano sarebbe stato Riccardo Nuti, allora candidato sindaco e deputato nazionale, poi uscito dai 5 Stelle. Nuti è tra gli imputati insieme alle deputate Claudia Mannino e Giulia Di Vita. Imputati anche gli attivisti Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Antonio Ferrara, Alice Pantaleone, Samantha Busalacchi, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, il cancelliere
Giovanni Scarpello, l’avvocato Francesco Menallo. Le accuse variano dal falso materiale, all’uso delle sottoscrizioni, alla
falsa dichiarazione di aver assistito all’apposizione delle firme contestata al cancelliere.

Pintagro, salito sul banco dei testi, ha raccontato invece di aver assistito alla “copiatura” delle firme.”Entrai nella sede
del M5S e vidi Busalacchi e Mannino che stavano ricopiando le firme – ha detto- Li accusai di star facendo una fesseria e,
soprattutto, un reato”.

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