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Palermo, muore la passione. Tifosi contro tifosi: è solo colpa di Zamparini?

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

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Senza ironia: ci sarebbe da fare uno studio sociologico sul comportamento del tifo palermitano e non sarebbe cosa semplice. Il Palermo, in campo, è primo per distacco; sugli spalti è undicesimo per numero di tifosi e sarebbe ancora più indietro se si facesse una classifica con la percentuale tra abitanti e paganti. L’antipatia diffusa nei confronti di Zamparini è una risposta ma non l’unica (e del patron ci occuperemo nelle prossime righe). C’è la grave crisi economica che suggerisce risparmi in tutto ciò che è “superfluo”; ci sono le ragioni – validissime – dei commercianti (o dipendenti) di Palermo che il sabato non possono lasciare la propria attività lavorativa; c’è un livello tecnico sempre più modesto che allontana la gente dagli stadi e – al di là della passione e dei grandi meriti della squadra di Tedino – raramente la partita assume i contorni dello “spettacolo”.

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C’è ancora – ed è lampante – la ferita aperta di una retrocessione imbarazzante; c’è un’assenza di cultura sportiva (problema che riguarda l’Italia intera) che non ha mai favorito quel rapporto di fede tra squadra e tifosi che è molto sviluppato in altri paesi calcistici come Inghilterra e Germania; c’è un calcio sempre più business e sempre meno attento alle passioni; c’è un “calcio spezzatino” che è sempre più congeniale alle tv e meno a quelle del tifoso; le esigenze di sicurezza hanno creato ulteriori difficoltà nell’acquisto dei biglietti nominativi e scoraggiano gli avventori dell’ultima ora; c’è l’atavica presunzione del palermitano che ha pretese – nel solo nel calcio – fuori dalla realtà di una città che da oltre vent’anni occupa circa il 100esimo posto nelle classifiche di vivibilità.

E poi ci sono i social che hanno modificato il rapporto tra tifoso e squadra-società: un fenomeno che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo esponenziale. 30-40 anni fa l’informazione era esclusivo compito dei giornali, i tifosi leggevano, si facevano la loro idea e la “verificavano” la domenica allo stadio, dove la loro interazione (uso un termine moderno) non erano gli “emoticon” ma i fischi o gli applausi. Poi vennero le tv locali a “fortificare” il rapporto tra tifosi e squadra con radiocronache e telecronache, le trasmissioni “portavano a casa” l’ospite di turno con il quale il tifoso finiva per familiarizzare; c’erano anche 4.000 persone agli allenamenti del giovedì (e si giocava in serie B o in C-1) e tutti sapevano tutto di tutti, magari si litigava all’uscita dello stadio ma poi le tensioni venivano stemperate davanti a un buon caffè.

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Adesso no, adesso ci sono i social, i gruppi Facebook, tanti e variegati, ci sono i commenti in tempo reale; c’è un linguaggio più diretto e talvolta protetto dall’anonimato; ci sono troppe offese gratuite, sempre meno “filtrate”; il presidente o l’allenatore o il giocatore preso di mira non è più soltanto scarso o incompetente o mal utilizzato ma diventa subito un pezzo di merda, un ladro, un pappone e via dicendo. “Colpa” delle nuove tecnologie o della crisi che ci incattivisce tutti, poca importa. Ormai è un fenomeno (sociale, appunto) che presuppone l’urlo e non la parola, la coltellata linguistica e non il suggerimento. Francamente: non mi piace e non mi adeguo. Come direttore di Stadionews e “voce storica” del Palermo, sogno (forse fantastico) la possibilità di un dialogo sereno e civile, ancorché estremamente critico, fruibile anche a donne e bambini. Ho sempre lasciato aperto lo spazio ai commenti, ho autorizzato anche la pubblicazione di insulti al sottoscritto pur di non “comprimere” la libertà di espressione. Apro le porte per un dibattito ampio perché mi sembra grottesco che una grossa tifoseria come quella di Palermo sia spaccata in mille pezzi e che una bella stagione di calcio, come quella attuale, venga svilita da tensioni e malumori che non producono nulla di costruttivo.

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Zamparini o non Zamparini. E qui veniamo al punto “dolente”. Ho sempre detto che è fuori da ogni logica che il presidente più vincente della storia debba essere “costretto” a uscire di scena scappando dalla finestra: al tempo stesso non c’è dubbio che gli ultimi anni sono stati ampiamente deficitari e che il suo ciclo a Palermo è ormai arrivato ai titoli di coda. Ai tifosi dico: se guardate con serena obiettività la storia degli ultimi quindici anni vi accorgerete che Zamparini è più o meno lo stesso, solo che prima aveva più soldi, il Palermo vinceva e con i successi copriva certe sue… “originalità”. A Zamparini dico: non hai mai avuto progettualità, hai sempre volutamente spezzato (a torto o a ragione) il cordone ombelicale tra i tifosi e i loro idoli (Toni, Zauli, Amauri, Corini, Sirigu, Guidolin, Delio Rossi, ecc. ecc.): ora che le cose vanno meno bene non ti sorprendere se la gente si arrabbia nel vedere una squadra da retrocessione propagandata come squadrone da Europa League; non ti incavolare se dopo il settimo allenatore stagionale la gente non ti segue più; non ti stupire se la gente si imbufalisce perché viene ingaggiato Posavec (una “scommessa” a basso costo) e si sente dire che è il migliore portiere della storia recente del Palermo. Senza dimenticare però, per onestà intellettuale, che già ai tempi dell’Europa League lo stadio presentava larghi vuoti quando la partita non era di cartello; che l’entusiasmo per la serie A ritrovata è durato due anni e che già al terzo anno c’erano ampi vuoti anche per un “normale” Palermo – Atalanta.

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Ai tifosi veramente innamorati che non vanno allo stadio “finché ci sarà Zamparini” dico che non condivido la loro posizione ma la rispetto profondamente perché è la sintesi di un genuino tormento dell’anima. Ai tifosi “intiepiditi” dico che sarebbe più coerente essere “tiepidi” anche nei commenti social; ai tifosi innamorati che vanno allo stadio dico di far sentire ancora di più la loro voce perché Tedino e la squadra – per la serietà e l’abnegazione, ancora prima che per i risultati – non meritano questa freddezza. A Zamparini suggerisco un riavvicinamento “vero” verso una città che lo ha eletto a proprio “re” per un decennio e che magari lo rimpiangerà pure.

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